Passati i festeggiamenti per la vittoria elettorale sulla coalizione guidata dal Partito Progressista Serbo (SNS | PPE) e per la conseguente fine dell’era di Aleksandar Vučić, la Lista degli Studenti si trova ora davanti alla sfida più complessa: decidere chi comporrà il prossimo governo e definire un’agenda politica che, oltre alla ricostruzione dello Stato di diritto, sia in grado di rispondere alle esigenze dei cittadini e alle priorità del Paese.

Già sulla composizione del governo si preannunciano discussioni approfondite. Pur presentandosi per la prima volta direttamente alle elezioni, gli studenti hanno rappresentato infatti una minoranza dei candidati della lista, che ha privilegiato accademici, giornalisti indipendenti e personalità provenienti dal mondo della cultura e dello sport, in larga parte prive di precedenti esperienze politiche. È proprio tra questi profili che è già iniziato il toto-nomi per la carica di primo ministro.

Tra le ipotesi più calde c’è Ilija Srdanović, cardiologo e professore universitario di Novi Sad molto conosciuto in tutta la regione del Vojvodina. Si tratterebbe di un nome parecchio simbolico per gli studenti dato che, anche per la città d’origine, Srdanović si è unito da subito alle proteste anti-corruzione, e non si è fatto problemi a esporsi mediaticamente in favore delle stesse. Un altro nome indicato dalla stampa serba è quello di Dejan Šoškić, economista ed ex governatore della Banca Centrale, anch’egli eletto con la Lista degli Studenti.

In ogni caso, per la prima volta, le valutazioni potrebbero essere prese più fuori che dentro il Parlamento. Come già avvenuto nella fase di selezione dei candidati, si ipotizza infatti che saranno le assemblee universitarie a discutere e indicare i nomi per le principali cariche istituzionali. A partecipare al processo non saranno quindi soltanto i deputati eletti o i candidati, ma l’intero movimento studentesco che vorrà contribuire alla definizione della nuova classe dirigente, in un percorso che punta a mantenere una forte impronta “dal basso”.

Sul piano politico, la Lista degli Studenti riunisce al proprio interno sensibilità molto diverse. Conservatori, progressisti, socialisti, nazionalisti ed europeisti hanno accantonato le rispettive divergenze, almeno finora, sulla base di un obiettivo comune: costruire una Serbia più trasparente e pluralista, fondata sul rispetto dello Stato di diritto, dei diritti e delle libertà, in contrapposizione al sistema politico consolidatosi durante l’era Vučić.

“Credo che la transizione sarà pacifica, ma caratterizzata da ostacoli, ritardi e provocazioni da parte dell’SNS”, ha dichiarato Uroš Jovanović, della ONG serba Građanske Inicijative, a Focus Europe. “Questi continueranno con le campagne diffamatorie, dato che mantengono ancora un’influenza su tutte le televisioni nazionali e sugli hooligans. La Lista degli Studenti dovrà continuare a muoversi con cautela in questo contesto, come ha saputo fare con successo in passato”.

Impegnata nella promozione della partecipazione civica, dei diritti umani e della trasparenza delle istituzioni, il lavoro di Građanske inicijative si inserisce in un ecosistema di organizzazioni e movimenti che, soprattutto negli ultimi anni, hanno cercato di mantenere aperto uno spazio di partecipazione politica al di fuori dei partiti tradizionali. Per Građanske, la fase che si apre dopo le elezioni rappresenta un banco di prova per verificare quanto le nuove istituzioni saranno effettivamente disposte ad ascoltare e coinvolgere la società civile.

La sfida per gli studenti sarà infatti ora quella di trasformare questa piattaforma comune in un progetto di governo coerente con le richieste e le preoccupazioni dei cittadini. La realtà politica, economica e internazionale della Serbia è infatti troppo articolata perché le diverse anime della lista possano continuare a convivere senza, prima o poi, confrontarsi su scelte che vadano oltre l’aspetto valoriale.

Da questo punto di vista, il programma elettorale lascia ancora ampi margini di incertezza e affronta alcuni dei dossier più controversi in maniera relativamente generica. L’adesione all’Unione europea resta un obiettivo, ma la Lista degli Studenti non sembra intenzionata a compromettere i rapporti con la Russia, pur condannando l’aggressione contro l’Ucraina. Anche sul Kosovo la posizione appare ambigua. Pristina non viene riconosciuta come soggetto legittimato all’autodeterminazione, ma, al tempo stesso, nemmeno viene esplicitamente definito come una regione serba, bensì come un territorio dal particolare status politico non solo su cui, ma con cui lavorare.

Grande novità è invece il riconoscimento del genocidio in Palestina, che chiude de facto la stretta alleanza che il governo precedente aveva con Israele. Il riconoscimento dello stesso non sembra però accompagnarsi, almeno per ora, a un analogo ripensamento sulla memoria della guerra in Bosnia-Erzegovina e sul genocidio di Srebrenica. Per comprendere come saranno i rapporti con la Bosnia-Erzegovina occorre attendere la prima visita ufficiale del prossimo primo ministro, a seconda se sarà nella capitale Sarajevo oppure a Banja Luka, capoluogo della Republika Srpska e tradizionale meta dei viaggi di Vučić nel Paese confinante.

“In questo momento non sono sicuro delle dinamiche interne e di come verranno affrontate le questioni divisive. Stiamo certamente entrando in un periodo interessante, ma stiamo procedendo un passo alla volta”, ha detto ancora Jovanović. “Come Građanske, continueremo a monitorare la situazione, offrendo tutta la nostra disponibilità a collaborare e a dialogare con le istituzioni una volta che le nuove persone entreranno in carica”.

Foto di: Gli elettori della Lista degli Studenti serba in piazza all’annuncio della vittoria [Zoran Lutovac, X]

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